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Come Prevenire la Lussazione Progressiva dell’Anca nella Paralisi Cerebrale Infantile

14 Dic 2018 Ricerca

Prevenire Lussazione Progressiva Anca nella Paralisi Cerebrale Infantile

I risultati di una ricerca pubblicata dal prof. Nicola Portinaro e dal suo team in Humanitas

U.O . Ortopedia Pediatrica e Neuro Ortopedia Humanitas Research Hospital, Rozzano(MI)
Ortopedia e traumatologia IRCCS San Matteo Pavia

Il professor Nicola Portinaro durante il 103° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, tenutosi a Bari dal 9 al 12 Novembre 2018  ha presentato i risultati di una ricerca mai pubblicata in precedenza da alcun autore, da lui condotta tra il 2007 e il 2014, sul tema della prevenzione della lussazione dell’anca nella paralisi cerebrale infantile (PCI).

La lussazione progressiva dell’anca spastica (DDSH, Portinaro et Al 2007) è la deformità più frequente nella PCI.

Si tratta di una lussazione non presente alla nascita, ma che si sviluppa progressivamente nel corso degli anni ed è dovuta a una serie di fattori quali la spasticità, la retrazione dei muscoli, un controllo muscolare inadeguato, la mancanza di carico e da posture scorrette assunte dai pazienti affetti da questa patologia.

Questi fattori possono innescare un processo in base al quale il femore si allontana progressivamente dalla sua sede fino a completa lussazione, che si verifica quando la testa del femore è completamente fuori dall’acetabolo e i due capi articolari non sono più a contatto tra loro.

Uno dei possibili interventi, praticato dal Professor Portinaro e dal suo team, per mantenere o ripristinare i corretti rapporti tra femore e acetabolo, è quello della emiepifisiodesi temporale mediale del femore prossimale (TMH-PF). L’epifisiodesi è un intervento chirurgico che ha come obiettivo l’arresto o il rallentamento della crescita di una cartilagine.

La tecnica chirurgica consiste nell’inserire una vite cannulata nel collo del femore per impedire che che la testa femorale progressivamente esca dalla sua sede naturale.

 

Lo scopo della ricerca è stato quello di controllare/prevenire l’eventuale migrazione progressiva del femore durante la crescita dei bambini affetti da PCI, a seguito di questo intervento.

Durante il Congresso il professor Portinaro ha presentato i risultati dello studio da lui condotto con il suo team nell’arco di 7 anni, tra il 2007 e il 2014, su 28 pazienti di cui 18 maschi e 17 femmine.

Di questi pazienti, va precisato che, 7 avevano Sistema di Classificazione della Funzione Motoria (GMFCS) pari a III, 9 pari a IV e 12 pari a V.

In base a questa classificazione ne consegue che:

  • i bambini con GMFCS pari a III camminano in autonomia utilizzando degli ausili per la maggior parte dei movimenti
  • i bambini con GMFCS pari a IV utilizzano metodi di mobilità che necessitano di un’assistenza esterna e devono essere trasportati anche con ausili elettrici
  • i bambini con GMFCS pari a V hanno un movimento autonomo severamente limitato, così come l’abilità nel mantenere la posizione contro gravità del capo e del tronco.

L’età media dei pazienti era di 7,5 anni, con un range tra i 4 e gli 11 anni, e le misurazioni radiografiche sono state eseguite in 4 fasi: pre operatoria e dopo 6, 12 e 60 mesi dall’intervento.

Le radiografie erano mirate a misurare alcuni indici che permettono di stabilire i rapporti tra testa femorale e acetabolo prima dell’intervento e a distanza di svariati anni (l’indice acetabolare (AI), la percentuale di migrazione (MP) e l’angolo cervico diafisario (NSA), per dimostrare l’efficacia dello stesso nel mantenere la testa femorale all’interno dell’acetabolo.

Dei 28 pazienti trattati con la tecnica dell’emiepifisiodesi mediale del femore prossimale, 4 hanno anche subito un concomitante posizionamento di placche a 8 anteriori al ginocchio.

In tutti i pazienti l’intervento ha consentito di raggiungere perfettamente l’obiettivo di un totale contenimento dell’anca all’interno della della cavità acetabolare.

I vantaggi di questo intervento originale e mai descritto in precedenza sono la possibilità di eseguirlo come un day hospital con degenza media di 2.30 ore. Il paziente non ha dolore grazie alla tecnica mini invasiva percutanea e la possibilità di carico immediata.

In conclusione si può affermare che l’intervento di  temporanea emiepfisiodesi mediale del femore prossimale rappresenta un metodo efficace di prevenzione e trattamento per la progressiva  lussazione dell’anca nei pazienti affetti da PCI, evitando o comunque ritardando gli interventi di chirurgia maggiore.

Per maggiori informazioni contattate il prof. Portinaro o chiedete un suo Parere medico online.

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