

DETTAGLI DEL PROGETTO
- Data di Pubblicazione 09 Set 2026
- Membri del Team / Dottori Marco Crippa, Silvia Franchi, Laura Rizzi, Paola Sacerdote, Giulia Galimberti, Laura Antolini, Massimiliano Piatti, Nicola Portinaro, Giada Amodeo, Giovanni Zatti, Antonio Torsello, Marco Turati, Marco Bigoni
- Argomento Principale Procineticina-2 e lesioni del crociato anteriore
- Categoria Biologia Molecolare
THE PROJECT
RUOLO DELLA PROCINETICINA-2 E DELLE CITOCHINE NEL LIQUIDO SINOVIALE NELLE LESIONI TRAUMATICHE DEL CROCIATO ANTERIORE
Introduzione
La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) crea nell’articolazione del ginocchio un ambiente infiammatorio. Le lesioni del crociato sono tra i principali fattori di rischio dell’artrosi post-traumatica, la forma di artrosi che si sviluppa dopo un trauma articolare e che spesso colpisce persone più giovani e in salute rispetto all’artrosi idiopatica. La prevalenza riportata dopo una lesione del crociato può arrivare fino all’87%. Adolescenti e giovani adulti che praticano sport con rotazioni e cambi di direzione sono particolarmente esposti.
La ricostruzione del legamento è molto diffusa per ridare stabilità e funzione al ginocchio, ma non sempre previene l’artrosi post-traumatica, la cui incidenza resta alta.
Lo studio indaga il ruolo della procineticina-2 (PK2), un mediatore dell’infiammazione e del dolore. Lo stesso gruppo di ricerca l’aveva già individuata nel liquido sinoviale di pazienti con lesioni traumatiche del menisco, e ne aveva dimostrato un ruolo nell’infiammazione e nel dolore in un modello preclinico di artrosi nel topo. Questo è il primo studio che ne documenta la presenza nel liquido sinoviale dopo una lesione del crociato.
Materiali e metodi
Gli autori appartengono alla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, all’Università di Milano-Bicocca, all’Università degli Studi di Milano, al Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro e alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, dove il Prof. Nicola Portinaro è Senior Consultant di Neuro-Ortopedia pediatrica. Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.
È uno studio osservazionale su 40 pazienti tra i 18 e i 43 anni, arrivati in pronto soccorso e divisi in due gruppi da 20:
- lesione isolata del crociato (gruppo LCA);
- lesione del crociato con lesione traumatica del menisco (gruppo LCA+M).
La diagnosi è stata posta da un chirurgo ortopedico esperto con anamnesi, visita, risonanza magnetica e artroscopia. Sono stati esclusi, tra gli altri, i pazienti con interventi o lesioni precedenti a uno dei due ginocchia, danni alla cartilagine di grado 2 o superiore, artrite o malattie infiammatorie croniche, infiltrazioni nell’articolazione.
Il liquido sinoviale è stato prelevato in pronto soccorso, quando c’era un versamento rilevante, oppure durante l’artroscopia. In base al tempo trascorso tra trauma e prelievo, i pazienti sono stati divisi in tre fasi: acuta (entro 3 giorni), subacuta (da 3 a 90 giorni) e cronica (oltre 90 giorni). Per ciascun gruppo si è registrato anche l’aspetto del liquido: 12 pazienti con idrarto e 8 con emartro, cioè con sangue nell’articolazione.
Nel liquido sono stati misurati la PK2, il TNF-α, citochina proinfiammatoria coinvolta nella degradazione della cartilagine, e l’IL-10, citochina antinfiammatoria.
Almeno 5 anni dopo l’artroscopia, i pazienti hanno compilato quattro questionari validati sulla funzione del ginocchio: scala di attività di Tegner, Lysholm, IKDC 2000 e Simple Knee Value. Hanno risposto 11 pazienti del gruppo LCA e 19 del gruppo LCA+M.
Risultati
La PK2 è risultata presente in tutti i campioni, senza differenze significative tra i due gruppi; lo stesso vale per IL-10 e TNF-α. Gli autori si aspettavano livelli di PK2 più alti nel gruppo con lesione del menisco, per il maggior danno ai tessuti: i dati non hanno confermato questa ipotesi. Sesso, peso e altezza dei pazienti non sono risultati correlati ai livelli delle tre molecole.

Rispetto all’idrarto, l’emartro è risultato associato a livelli più alti di PK2 e IL-10, mentre per il TNF-α non è emersa differenza significativa. Gli autori invitano a leggere questo dato con cautela: il sangue può interferire con le misure e riflettere in parte la gravità della lesione, più che una via infiammatoria specifica.

Quanto al tempo dal trauma, i dati descrittivi suggerivano un calo di PK2 e IL-10 dalla fase acuta a quella cronica, ma l’analisi statistica non ha trovato un’associazione significativa per la PK2. Secondo gli autori la PK2 potrebbe quindi non seguire un andamento legato al tempo, il che potrebbe essere coerente con un processo infiammatorio prolungato. Un tempo più lungo dal trauma è invece risultato associato a livelli più bassi di IL-10. Tenendo conto anche del tipo di lesione e dell’aspetto del liquido, però, questa associazione si attenua e resta al limite della significatività.
Nel gruppo LCA è emersa una correlazione positiva tra PK2 e IL-10 (r = 0,749), assente nel gruppo LCA+M. Tra PK2 e TNF-α non è stata trovata correlazione in nessuno dei due gruppi.
Al controllo a cinque anni, nel gruppo LCA i livelli di PK2 misurati al prelievo sono risultati correlati negativamente con i punteggi di Lysholm (r = −0,663), IKDC (r = −0,613) e Simple Knee Value (r = −0,637): a livelli iniziali più alti corrispondevano punteggi più bassi. Nessuna correlazione con la scala di Tegner, e nessuna associazione tra PK2 e questionari nel gruppo LCA+M.

Conclusioni
Lo studio fornisce le prime evidenze della presenza della PK2 nel liquido sinoviale dopo una lesione del crociato anteriore, nelle diverse fasi successive al trauma. Secondo gli autori, la PK2 potrebbe rappresentare un biomarcatore candidato dell’ambiente infiammatorio post-traumatico.
La correlazione negativa con i questionari a cinque anni suggerisce una possibile associazione tra livelli iniziali più alti di PK2 e risultati clinici peggiori. Il dato è coerente con l’ipotesi che la PK2 influisca sulla funzione articolare attraverso i suoi effetti infiammatori e sulla percezione del dolore. Il ruolo della PK2 nella sensibilizzazione al dolore è infatti ben documentato. Inoltre, in diversi modelli animali di artrosi, bloccare il sistema della PK2 con farmaci antagonisti riduce l’infiammazione locale e il danno ai tessuti, recupera la funzione motoria e previene lo sviluppo del dolore.
Gli autori riconoscono la natura esplorativa dello studio e ne indicano i limiti:
- campione ridotto e un solo centro;
- variabilità propria delle misure delle citochine;
- difficoltà di ottenere liquido sinoviale da persone sane come confronto;
- controllo basato solo sui risultati clinici, senza radiografie o risonanza magnetica per valutare l’artrosi;
- prelievi avvenuti in momenti diversi, in pronto soccorso o in sala operatoria;
- impossibilità di tenere conto di tutti i fattori clinici rilevanti, come la riabilitazione, il tempo prima dell’intervento, il livello di attività iniziale e il trattamento del menisco.
Serviranno studi longitudinali su campioni più ampi, con valutazioni radiografiche o di risonanza magnetica e analisi dei meccanismi biologici.
Riferimenti bibliografici
Crippa M, Franchi S, Rizzi L, Sacerdote P, Galimberti G, Antolini L, Piatti M, Portinaro N, Amodeo G, Zatti G, Torsello A, Turati M, Bigoni M. Role of Prokineticin-2 and Cytokines in Synovial Fluid in Traumatic Anterior Cruciate Ligament Injuries. Mediators of Inflammation, 2026:6435678, 2026. https://doi.org/10.1155/mi/6435678
